Università degli studi di Pavia

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Musica in Università: omaggio alla musica al femminile
Domenica 7 Marzo 2010, alle ore 21,15, presso il Teatro Fraschini, avrà luogo il sesto concerto della stagione "Musica in Università 2010". Tema della serata, in occasione della festa della donna, è la “Musica classica al femminile”. Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti.


Programma della serata

È la donna come rosa

MARIA THERESA VON PARADIS Sicilienne per flauto e pianoforte
(1759–1824)

AMALIA, PRINCIPESSA DI PRUSSIA Sonata in fa maggiore per flauto e basso continuo
(1723-1787) Adagio – Allegretto - Allegro ma non troppo


MADDALENA LAURA LOMBARDINI SIRMEN Trio n.1 in fa maggiore
(1745 – 1818) Tempo giusto - Allegretto

Trio n. 2 in do maggiore
Vivace - Minuetto con trio

CLARA SCHUMANN Tre lieder per pianoforte
(1819 – 1896)


LEOPOLDINA BLAHETKA Variazioni op.39 per flauto e pianoforte
(1809-1887)

CECILE CHAMINADE Pastoral enfantine per flauto o violino e pianoforte
(1857-1944)


MÈLANIE BONIS Suite per flauto violino e pianoforte
(1858-1937) Sèrènade – Pastorale - Scherzo


Ensemble Cameristico Lombardo
Mario Carbotta flauto
Enrico Casazza violino
Isabella Longo violino
Mauro Valli violoncello
Carlo Balzaretti pianoforte


L’universo femminile della composizione offre la possibilità di trascegliere anche nel repertorio raffinato ed elitario della musica da camera. Diversi sono i contesti e le motivazioni che hanno visto la nascita dei brani in programma: alcuni sono scaturiti dal desiderio di fare musica insieme tra le pareti domestiche, altri con l’intento ben preciso di fornire “materia prima” per un’accademia o un concerto pubblico; gli uni sviluppano prevalentemente l’aspetto lirico e sentimentale, gli altri l’impegno formale e la difficoltà tecnica. Un mondo variegato dunque che coincide anche con la diversificata provenienza sociale e culturale delle donne compositrici.
Maria Theresa von Paradis, divenuta cieca in età infantile, svolse un’intensa attività di compositrice ed esecutrice sia in salotti aristocratici che in pubbliche sale in giro per l’Europa, riscuotendo ovunque ammirati consensi per il tocco e l’espressività. Mozart la aiutò moltissimo nella carriera e le dedicò anche ll concerto n. 18 K. 456. Lo stile dei suoi brani ricorda molto il mondo dell’opera, pieno di colorature e trilli, ma non disdegna neppure una felice vena sentimentale e una chiara padronanza della tecnica insegnatale da Leopold Kozeluch.
Amalia, principessa di Prussia era sorella minore di Federico II di Prussia e come lui aveva una particolare predisposizione alla musica e agli strumenti musicali. Imparò presto a suonare il clavicembalo, il flauto ed il violino, ricevendo le prime lezioni proprio dal fratello. Divenuta Badessa di Quedlinburg poté coltivare la propria passione per la musica, proteggendo molti compositori dell'epoca e nel contempo componendo musica da camera, ma soprattutto sonate per flauto, strumento da lei amato. Solo una parte delle sue composizioni sono però giunte sino a noi: la maggior parte furono da lei stessa distrutte per timore di critiche. Il suo stile risente della scuola contrappuntistica bachiana.
Laura Lombardini Sirmen fu una dei numerosi allievi formatisi alla scuola di Tartini divenuti celebri e fu molto ammirata soprattutto come violinista, sebbene fosse anche cantante, clavicembalista e violoncellista. In ambito compositivo la sua opera, varia per tipologia, si colloca in un momento di transizione tra le forme barocche e quelle classiche: rivisita ad esempio le danze quali il rondò inserendovi movimenti ritmici diversi. Nella scrittura violinistica offre un linguaggio commisto tra lo stile di Tartini e il classicismo di Mozart e Haydn incarnando il perfetto modello italiano di fine ‘700.
Clara Schumann destinata dal padre a divenire una grande virtuosa del pianoforte, non disattese le aspettative. Dopo il debutto all’età di dieci anni compì lunghe tournée accompagnate da straordinari consensi di critica. Consigliera fidata del marito Robert, nonché di molti altri musicisti tra cui Brahms, si dedicò anche alla composizione incarnando gli ideali romantici che lasciavano ampio spazio espressivo al pianoforte.
Formatasi alla scuola dei grandi didatti quali Czerny, Kalkbrenner e Moscheles, Leopoldine Blahetka debuttò a Vienna a soli otto anni e da quel momento la sua presenza nel mondo Biedermeier cittadino fu costante. Amica di Schubert e Chopin, nonché ospite regolare dei salotti aristocratici contribuì a divulgare la musica dei suoi colleghi, ma nel contempo produsse un considerevole numero di brani cameristici con o senza voce nel più puro stile viennese.
Dopo aver compiuto i primi esperimenti compositivi nell’ambito della musica sacra, rielaborando composizioni di Bizet, Cecile Chaminade, si dedicò anche alla musica cameristica riscuotendo l’ammirazione dei suoi severi maestri di conservatorio e di Bizet stesso, ammirato del suo talento. La sua opera, particolarmente consistente, ma tuttavia ancora poco conosciuta, offre piacevoli melodie, dall’enfasi e dal sapore tipicamente francese, chiare tessiture e armonie talora audacemente cromatiche.
Mélanie Bonis, dopo aver faticato molto per affermare la propria inclinazione musicale, potè svolgre la sua professione di compositrice giungendo a compilare un catalogo di più di trecento pezzi. La sua vena postromantica, risente fortemente dell’influsso di Franck, Fauré e Saint Saens, e nel contempo presenta un tratto originale di sensualità e originalità legato soprattutto all’aspetto armonico e ritmico.

 
 
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