Università degli studi di Pavia

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Da Pavia al MIT di Boston grazie all’ingegneria biomedica
Quest'anno per la prima volta l'Università di Pavia parteciperà a iGEM 2008 (International Genetically Engineered Machine), la student competition sulla biologia sintetica organizzata dal MIT di Boston (www.igem.org), la prestigiosa università americana all’avanguardia nel campo della ricerca tecnico-scientifica.. Il lavoro degli studenti pavesi è stato avviato ad aprile e terminerà con la gara di novembre. Parteciperanno 84 team selezionati da tutto il mondo. Due soli quelli italiani: Pavia e Bologna.


L'iniziativa ha preso avvio all'interno del corso di Ingegneria Biomedica per opera del prof. Paolo Magni. “Sono venuto a conoscenza di questa competizione tra le migliori Università del mondo nell'ambito della Biologia Sintetica - spiega il prof. Magni - e ho pensato di promuoverla all'interno del nostro Ateneo visto il grande interesse che tale iniziativa stava suscitando nel mondo e viste le competenze che stavamo dando ai nostri studenti in particolare per il corso di Ingegneria Biomedica. Per quest'anno abbiamo accettato la scommessa e tentato l'avventura con un piccolo gruppo ben selezionato, ma pensiamo, in futuro, di allargare e diffondere maggiormente la cosa.”

Il progetto condotto prevalentemente dagli studenti della Facoltà di Ingegneria e Scienze nello spirito dell'iniziativa è stato coordinato dal professor Paolo Magni (Laboratorio di Informatica Biomedica) e dalla professoressa Maria Gabriella Cusella (Laboratorio di Colture Cellulari del Dipartimento di Medicina Sperimentale). Al progetto hanno lavorato gli studenti laureandi Lorenzo Pasotti, del corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Biomedica, e Mattia Quattrocelli, del Corso di Laurea Specialistica in Biologia Sperimentale ed Applicata sotto la supervisione della dottoressa Daniela Galli, ricercatrice presso il CIT.

Primo obiettivo: essere ammessi alla student competition. “Per poter iscrivere il team – spiega ancora il prof. magni - abbiamo dovuto passare una prima selezione basata sui nostri curricula, oltre che sulle infrastrutture a disposizione per la ricerca e ai finanziamenti disponibili.” Accanto a Paolo Magni, la prof.ssa Cusella, che ha messo a disposizione i laboratori dell'area biotecnologica, e ha contribuito a individuare un piccolo team di studenti altamente competitivo e interdisciplinare, capace di integrare competenze differenti, dalla matematica alla biologia alla biologia molecolare.

Nel mese di maggio ogni gruppo di lavoro ha ricevuto un kit di materiale biologico (BioBrick) con il quale, durante i mesi estivi, gli studenti hanno realizzato (presso la propria università) il progetto che a novembre presenteranno a Boston.

iGEM (international Genetically Engineered Machine), alla sua quinta edizione, è infatti rivolto a studenti e ricercatori di tutte le università del mondo. Una volta ammessi alla competizione – le selezioni si sono concluse il 6 ottobre - a novembre ogni gruppo dovrà presentare a Boston un progetto originale di Biologia Sintetica, la nuova scienza che si occupa di ridisegnare il materiale genetico di organismi già presenti in natura, affinché svolgano nuove funzioni prestabilite dall’uomo.

I nuovi progetti saranno valutati da una commissione di esperti che assegnerà le medaglie, le menzioni speciali e nominerà un vincitore assoluto fra le varie squadre partecipanti.

Due sole sono le Università italiane che hanno aderito al concorso (Pavia per la prima volta e Bologna alla seconda edizione) e che, l’8 e il 9 novembre, discuteranno il progetto realizzato presso il MIT’s Stata Center, in una competizione che riunirà i cervelli di 82 Università, tra cui Johns Hopkins, Harvard ed ETH di Zurigo.

“Il lavoro del gruppo di Pavia - conclude il professor Magni - prevede la riscrittura del materiale genetico del batterio E. coli, allo scopo di implementare in sistemi biologici le funzioni di un Multiplexer e di un Demultiplexer, due noti dispositivi usati correntemente nel modo dell'elettronica. L'obiettivo della nostra ricerca è quello di mostrare come sia possibile portare alcune funzioni tipiche delle logiche realizzate con il silicio nel mondo della biologia, per realizzare dispositivi biologici.”
 
 
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